SWIMOUT - LA MIA STORIA

Alessandro Demaria


Gli inizi in vasca e le prime soddisfazioni dopo il duro lavoro...

Come la maggior parte dei nuotatori, un bel giorno della mia spensierata infanzia, mia madre decise di portarmi in piscina perchè il nuoto è lo sport più completo e insomma era importante che io imparassi a nuotare così che al mare non avrei avuto problemi.

Era una fredda piscina di San Giuliano Milanese, alle porte di Milano dove ho soffiato le prime bollicine sott’acqua. 

Ho mostrato subito una particolare propensione al mondo clorato e a soli 3 anni ho mosso le mie prime bracciate, ero felice di andare in piscina, a parte il freddo tremendo di cui ancora ricordo i brividi.

Qualche anno più tardi iniziò anche il mio percorso agonistico, ero sempre il più basso e gracile, ma in fondo non me la cavavo così male.

Durante i primi anni di agonismo ero un discreto delfinista e al mio primo campionato nazionale mi classificai 24° su 30 partecipanti.

Ben 4 anni più tardi salì per la prima volta su un podio nazionale, ma questa volta erano i 200 stile.

Ricordo ancora quel giorno, piansi per la prima volta lacrime di felicità.

Ho combattuto ogni giorno e ogni metro in acqua per conquistare quel gradino sul podio, questo per dirti che conosco a memoria le sensazioni che si provano a superare ostacoli e prove di un percorso per ottenere qualcosa che si desidera DAVVERO.

Nel tempo– con enormi sacrifici – mi sono tolto alcune soddisfazioni come vincere diverse medaglie a livello nazionale nello stile libero e un titolo di campione italiano in staffetta.

Il mio sogno di diventare un nuotatore di successo si è poi interrotto prematuramente quando avevo 20 anni.

L'incidente e la svolta

Un giorno, nel pieno della preparazione di inizio anno, iniziai a stare male e sentirmi senza energie. Questo problema mi accompagnò per oltre un anno fino a quando, dopo diversi esami, mi venne diagnosticata una colite ulcerosa cronica, che inizialmente sembrava potesse essere risolta in breve termine ma che in seguito mi obbligò ad un lungo stop di quasi due anni e 3 grossi interventi chirurgici.

Quasi due anni fuori dalla vasca significa in molti casi la fine di una carriera nel mondo del nuoto, e anche nel mio. 

Ma non è questo di cui voglio parlarti, di certo non voglio passare per una vittima (anzi non parlo mai di questa parte della mia vita perchè odio passare per una vittima!)

Beh da qui in poi la mia vita cambia radicalmente, come quella di tutte le persone che rischiano grosso.

Per fortuna le operazioni mi permisero di tornare a vivere in modo normale e dare inizio alla mia nuova vita sulla terraferma.

Ma ecco il punto, alla fine della mia carriera in acqua mi scontrai con la DURA REALTA’… non sapevo muovermi fuori dall’acqua: hai presente un nuotatore scoordinato che corre?!

Infatti in acqua sei orizzontale quasi in assenza di forza di gravità, mentre nella vita quotidiana sei verticale e la forza di gravità ti tiene incollato a terra, insomma davvero un casino! 

Dopo 20 anni passati ad inseguire una linea nera in una piscina ho scoperto di avere un corpo e che questo corpo può muoversi in modo meraviglioso sulla terraferma.

Però avevo un problema: non ero in grado di stare seduto in ginocchio senza provare dolore, per non parlare delle mie caviglie che non reggevano il passo quando facevo lunghe passeggiate, il tutto condito da costanti contratture in mezzo alle scapole.

Questa situazione mi portò a nutrire i primi dubbi sullo sport che ho praticato per una vita intera: lo sport più completo, il nuoto.

Come è possibile che mi sono allenato 3 ore al giorno per 15 anni praticando lo sport definito più completo e oggi ho problemi nelle azioni quotidiane più semplici?

Volevo capire di più e avere delle risposte alle mie domande. 

Volevo praticare gli sport che non avevo mai praticato e sentirmi bene, ma il mio corpo me lo impediva, troppe tensioni e debolezze.

La rivoluzione

Così ho iniziato a studiare in Italia e all’estero tutto ciò che riguardava il nuoto e attività ad esso correlate. Studiavo e testavo sul mio corpo i concetti che imparavo sui libri.

Oggi mi rendo conto di aver scoperto molto di più di ciò che mi aspettavo di trovare all’inizio del mio viaggio sulla terraferma.

A soli 21 anni sono diventato preparatore atletico della prima squadra di una nota società milanese.

Ho iniziato a testare anche sui miei atleti i concetti che piano piano stavo acquisendo.

 

 

Ho capito che il nuoto non è lo sport più completo per 3 grossi motivi:

  • La forza di gravità è contrastata da leggi fisiche che non ci sono sulla terraferma. Questo scardina definitivamente l’idea del nuoto come lo sport più completo. Il nostro corpo esiste ed ha una determinata postura in risposta della forza di gravità. Come può essere completa un’attività che nega questa situazione?!
  • Il nuoto non è funzionale alla vita. Attento non ho detto che fa male, ho scritto che non è in funzione dei gesti della vita quotidiana. Che sia delfino, dorso, rana oppure stile, in nessun caso vengono simulati gesti richiesti della vita di tutti giorni.
  • Il range di movimento è limitato. Si, non credere che fare delle ampie circonduzioni con le spalle garantisca al tuo corpo di mantenere elevati livelli di mobilità articolare. L’ampiezza e la varietà dei movimenti richiesta dal nuoto è molto limitata, in particolare in gambe e colonna.

Insomma avevo capito che il Nuoto da solo non era completo come si diceva.

Per crescere atleti con elevati livelli di benessere e performanti, era necessario che questi si allenassero in modo importante fuori dall’acqua per compensare gli effetti del nuoto e potenziare i loro corpi.

Qui potresti pensare alla “scoperta dell’acqua calda”.

Ma devi sapere che la preparazione atletica in Italia nel 99.9% dei casi è una gigantesca bufala.

Nella maggior parte dei casi vengono utilizzati metodi obsoleti e gli atleti si allenano su macchine da palestra degli anni 80.

Io non accettavo questa situazione, sapevo che si poteva andare oltre e volevo dare qualcosa di meglio ai miei atleti per impedirgli di fare gli stessi errori che avevo commesso io da atleta.

Gli inizi di Swimout

Così fondai Swimout, il primo vero metodo di preparazione atletica specifico per il nuotatore in Italia e nel mondo.

Swimout è il frutto della mia esperienza da atleta e preparatore atletico di centinaia di atleti, dagli esordienti b master M90.

Ma non solo è il risultato di tutto ciò che ho sperimentato sul mio corpo negli anni e del mio viaggio nel mondo del movimento sulla terraferma, infatti da qualche anno mi alleno circa 3 ore al giorno in palestra utilizzando tecniche sconosciute in Italia, puoi vedere qualcosa qui: Ale Demaria .

Swimout si basa su 3 principi:

  • Mobilità articolare, diventare forte in range di movimento estremi per potere mantenere in salute le articolazioni e poter nuotare libero dalle tensioni.
  • Forza Progressiva per esprimere il massimo potenziale dei nostri atleti e sottoporli ad allenamenti contro forza di gravità.
  • Potenza, solo dopo aver preparato il corpo, incrementiamo la potenza dei nostri alliev.

Personalmente oggi vivo a pieno la vita del mio corpo, ho lavorato sulle tensioni create dal nuoto e sono sempre più curioso di dove mi porterà questo percorso.

Ad esempio gli ultimi anni della mia carriera avevo smesso di fare gambe rana perchè avevo il classico male al ginocchio. Oggi sono consapevole che la mia intrarotazione d’anca era pari a zero e caricavo tutte le tensioni sul ginocchio.

Se ad oggi hai un limite in acqua, come non riuscire ad allungarti abbastanza, nella maggior parte dei casi hai bisogno di lavorare in presenza di forza di gravità per ottenere miglioramenti permanenti.

Accumulare km su km non è più l’unica strategia.

Se non riesci ad avere una bracciata a delfino efficace perché non riesci ad estendere bene le braccia, ha molto piu senso lavorare a secco sull’estensione della spalla, diminuire i km e una volta risolto il problema a secco, tornerai ad aumentare i km in vasca.

All’interno di Swimout condivido la mia esperienza attraverso una vera e propria scuola di preparazione atletica per il nuotatore.

La prima cosa che insegniamo ai nostri atleti è distruggere i falsi miti che aleggiano sul mondo del nuoto, per renderli padroni dei concetti e liberi di scegliere con la propria testa.

Dopo di che insegniamo l’importanza fondamentale della preparazione atletica per arginare i compensi del nuoto e creare benessere.

Se ad oggi non riesci ad aprire bene le spalle in subacquea o a delfino è inulte accumulare vasche su vasche.

Hai bisogno di confrontarti con la forza di gravità e migliorare la mobilità articolare delle tue spalle, solo dopo ha senso tornare ad accumulare volume in acqua.

Il nuotatore deve essere prima considerato un essere umano e allenato come tale, solo dopo come un nuotatore.

Questo è il più grande errore del sistema natatorio italiano.